Parrocchia Collegiata Santa Maria della Neve
Fondata nel 1591 sui resti della chiesa della Madonna della Mutata, la Chiesa Santa Maria della Neve è oggi una delle più rare testimonianze dell’architettura del Cinquecento in Terra d’Otranto, dove molte chiese furono riedificate in stile barocco dopo il devastante terremoto del 1743.
Ristrutturata nel 1778 con una nuova facciata barocca, venne elevata al titolo di Collegiata nel 1785 e consacrata ufficialmente solo nel 1907.
Nel corso dei secoli, la chiesa ha vissuto trasformazioni profonde, riflettendo la storia della città e del territorio, il lungo ministero dell’arciprete Bartolomeo D’Angelo (1847–1906) e l’intervento determinante di Bartolo Longo, che ne finanziò il restauro e l’abbellimento, lasciandone un’impronta indelebile ancora oggi visibile al suo interno.
La Facciata
La facciata unisce elementi del Rinascimento e del Barocco, creando un insieme armonico e sobrio.
Le otto lesene binate dividono lo spazio in tre sezioni orizzontali, arricchite da cornici floreali e geometriche.
Ai due lati della facciata, lue statue in pietra del Settecento, raffiguranti San Pietro e San Paolo, sorvegliano simbolicamente l’ingresso principale.
Al centro spicca un rosone circolare, privo di raggiera, che lascia entrare la luce nella navata centrale.
In alto, pinnacoli decorativi e una croce in ferro battuto completano la struttura.
L’Interno della chiesa
La chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate, divise da otto colonne e quattro semicolonne ioniche che sorreggono gli archi a tutto sesto.
In origine, la navata centrale era coperta da un soffitto ligneo dipinto, ma andato perduto dopo i crolli del 1905.
Oggi la chiesa ha un aspetto arioso e luminoso, grazie alla volta intonacata e alla cupola ottagonale che si apre sopra l’Altare Maggiore.
Le decorazioni in stucco, i capitelli ionici, i festoni e i cartigli impreziosiscono lo spazio sacro, guidando lo sguardo del fedele verso l’Altare Maggiore, cuore liturgico e simbolico dell’edificio.
Lo storico organo a canne
Posto nell’abside, appena dietro l’Altare Maggiore, figura l’organo a canne, funzionante ancora oggi e realizzato nel 1912 dalla Fabbrica Pacifico Inzoli Cav. e Figli di Crema, la stessa che costruì il celebre organo del Santuario di Pompei.
Il progetto fu fortemente voluto da Bartolo Longo, che desiderava una versione ridotta dello strumento pompeiano anche nella sua chiesa natale.
Lo strumento è decorato con colonnine e angeli lignei e possiede una tastiera da 58 tasti, una pedaliera da 27 pedali e una trasmissione elettropneumatica.
I registri principali includono Principale 8’, Unda Maris, Flauto, Ripieno e Viola 8’.
L’organo fu restaurato nel 1960 dalla stessa ditta costruttrice.
Il campanile e le otto campane
Il campanile attuale, costruito tra il 1954 e il 1965, su progetto ispirato allo stile romanico, fu realizzato grazie all’interessamento di Mons. Giovanni Mauro, parroco della chiesa dal 9 novembre 1954 al 6 settembre 1965, in sostituzione del precedente campanile a vela situato sul muro perimetrale della chiesa.
Il progetto prevedeva la costruzione di una torre campanaria con una struttura in cemento armato, rivestita con materiali naturali (tufo, carparo e pietra calcarea di Castellana), ispirandosi allo stile romanico dell’abside terminale della chiesa.
Il piano originale fu rispettato quasi integralmente, ad eccezione di un livello della torre che venne omesso per ragioni economiche ed oggi ospita otto campane intitolata a figure e devozioni mariane e reca iscrizioni poetiche e latine che ne raccontano lo scopo spirituale, realizzate nel 1964 dal maestro Nicola Giustozzi di Trani.
Il costo complessivo dell’opera ammontò a 10.811.000 lire di cui:
- 2.500.000 lire dal Ministero dei Lavori Pubblici;
- 2.300.000 lire dall’Amministrazione Comunale di Latiano;
- 800.000 lire dal Ministero dell’Interno (Fondo per il Culto);
- 5.211.000 lire raccolte grazie alle offerte dei fedeli.
Negli anni ’70, sotto la guida del parroco don Antonio Calò, fu infine realizzata l’elettrificazione delle campane.







