Note storiche sulla Chiesa Matrice di Latiano
redatte in occasione del centenario della sua consacrazione
(1907-2007)

Nell’anno 1907/ questa Chiesa Comunale / fu restaurata dalle fondamenta/ per cura del Cav. Romualdo De Nitto/ con le generose offerte del Comm. Bartolo Longo/ e del Cav. Luigi Pagliara/ con sussidi di SS. Pio Papa X / del Fondo del Culto e del Comune/ e con l’obolo di tutti i cittadini/ a 23 dicembre 1907/ fu solennemente Consacrata/ da S.E. Mons. Antonio De Tommaso / Vescovo di Oria.//

Questa iscrizione marmorea è la sintesi di ciò che avvenne nel 1907.
Un’alta iscrizione funeraria del medesimo periodo, situata sulla tomba dell’Arciprete Don Bartolomeo D’Angelo e distrutta dall’incuria degli uomini alcuni decenni or sono, completa la situazione storica di Latiano di inizio XX secolo. L’iscrizione dovuta probabilmente al Vescovo di Oria Mons. De Tommaso o forse all’Arciprete Don Alfredo Spagnolo (Parroco di Latiano dalla fine del  1906 all’anno 1920) comunque debitamente corretta ed approvata dal Presule Diocesano si presentava in questa forma:
Bartolomeo D’Angelo/nato il 2 febbraio 1819/ ordinato Sacerdote nel 1843/ eletto Arciprete di Latiano nel 1847/ resse la Parrocchia per ben 59 anni/ morì il 13 novembre 1906./ Per pietà ammirabile/ per zelo esemplare/ forte della sua coscienza/ conscio del proprio dovere/ compì fedelmente la sua missione/ anche nelle vicende dei tempi/ resi difficili dalla politica/ben meritando sempre/ della religione e della Patria./ Pietosi latianesi/ pregate pace e riposo/ per colui che incessantemente pregò per voi/ e nelle vicende della vita/ vi fu padre maestro e duce.//
Tralasciamo queste due iscrizioni e cerchiamo di dare logica conseguenza agli avvenimenti: la Chiesa Matrice di Latiano fu costruita nel 1591, sulla precedente Chiesa, sempre dedicata alla Madonna della Mutata (Neve). Nell’anno 1778 fu ristrutturata in stile Barocco. Proprietaria della Chiesa era l’Universitas (diciamo l’Amministrazione Comunale), che doveva provvedere allo stabile e alla sua manutenzione, compreso organo, orologio, campane, cimitero e becchino e quant’altro si riferisse alla statica ed alla estetica  ed anche alle spese per la predicazione straordinaria nel periodo di Quaresima. Unica eccezione erano gli altari, concessi con il beneplacito della autorità diocesana a vari individui per costruirvi la tomba di famiglia. Essi dovevano fornire una adeguata dote (beneficio) per celebrazioni di Messe con varie clausole nella scelta del beneficiato, sia esso Sacerdote o Chierico fornito di ordini minori, nonché dovevano garantire i restauri e tutto l’occorrente per l’altare per la celebrazione della Messa. I Sacerdoti cittadini (che nel 1713 su una popolazione di 1769 abitanti ascendevano al massimo numero di 38 unità, 4 Diaconi, 1 Suddiacono e numerosi chierici) erano raggruppati nel “Capitolo di Latiano” e soddisfacevano ai vari legati capitolari di messe, fondati da vari individui, alle feste religiose locali all’ufficio corale e tra questi Sacerdoti spettava al solo Arciprete – Curato l’amministrazione dei Sacramenti coadiuvato da un sostituto a sue spese.  L’unico dovere dei Sacerdoti nei confronti dell’immobile in cui svolgevano il loro ministero era il seguente: i soldi della “puntatura” (multe in denaro inflitta ai Sacerdoti che non partecipavano alle funzioni corali) venivano utilizzati per l’acquisto di suppellettili e arredi sacri.
Nell’anno 1785, Monsignor Alessandro Maria Kalefati, Vescovo di Oria, innalzò la Parrocchiale di Latiano al titolo di Collegiata e nell’anno 1791 Ferdinando IV, Re di Napoli, approvò gli Statuti del Reverendissimo Collegial Capitolo di Latiano.  Tra i tanti articoli dello Statuto il IX prescriveva che “…i soli figli dei naturali, siano o no originari di Latiano… potevano far parte di quel Corpo Morale”, di conseguenza fra questi doveva essere scelto dietro concorso da parte del Vescovo Diocesano, l’Arciprete – Curato. Quindi vi era l’esclusione dei forestieri in virtù sul su accennato Statuto.
Alla fine del regno borbonico, qualche anno prima dell’unità d’Italia, vi fu una lunga controversia fra il Comune di Latiano ed il Reverendo Capitolo sul patronato della Chiesa. Il Comune era stanco di sostenere gli oneri che venivano da tutta la manutenzione dello stabile, il Capitolo non voleva spendere di suo alcunché, alla fine il Consiglio di Intendenza di Terra d’Otranto (Prefettura di Lecce) stabilì e confermò in data 2 maggio 1854 al Comune di Latiano il diritto di patronato sulla Chiesa Matrice.
Il Comune di Latiano provvide ad una minima manutenzione della Chiesa fino alla morte dell’Arciprete D’Angelo e pertanto la struttura del Sacro Edificio fino all’anno 1906 si presentava grosso modo come era stata ristrutturata nell’anno 1778.
Ritornando all’iscrizione funeraria dell’Arciprete D’Angelo si fa menzione della sua missione svolta “nei tempi resi difficili dalla politica” infatti il suo lungo ministero coincise con il Risorgimento italiano fu spettatore delle tre guerre d’indipendenza, della caduta della monarchia borbonica, dell’avvento dell’unità d’Italia, del fenomeno del brigantaggio alleato di una irrealizzabile restaurazione borbonica, della politica dei Savoia volta alla soppressione degli ordini religiosi che nel 1866 indemaniò anche i beni del Capitolo di Latiano, riconoscendo ai singoli preti facenti parte del Capitolo nell’anno della soppressione una modesta pensione vitalizia. L’Arciprete D’Angelo fu spettatore anche della fine dello Stato Pontificio con il conseguente termine del potere temporale dei Papi. Egli devoto del Sacro Cuore di Gesù contribuì nel 1859 alla costruzione della chiesetta del Sacro Cuore di Gesù (sede della Confraternita del Santissimo Sacramento), all’istituzione della Confraternita dell’Immacolata di cui nell’anno 1848 fu anche Rettore Spirituale e partecipò alle varie opere benefiche del Beato Bartolo Longo quali l’apertura dell’ospizio di mendicità ed altre opere sociali (asilo infantile). Alla sua morte (1906) a causa del particolare periodo storico per la mancata manutenzione la Chiesa Matrice si presentava in pessime condizioni statiche. Il Comune era ancora proprietario dell’immobile e nonostante le continue sollecitazioni dell’Arciprete D’Angelo non provvide mai ad un’opera complessiva di ristrutturazione dell’immobile. E’ pur vero che sin dal 16 novembre 1905 era già stato approvato il computo metrico e la stima dei lavori da realizzarsi nella Chiesa Matrice di Latiano ad opera dell’Ingegnere Luigj Ayroldi di Lecce.
Il Nuovo vescovo di Ora, Monsignor Antonio De Tommaso, provvide per la prima volta dopo molti anni a nominare Parroco di Latiano un forestiero nella persona del colto Sacerdote Alfredo Spagnolo Turco di Sava, essendo ormai decaduti gli statuti del capitolo non più riconosciuto dallo Stato italiano. L’Arciprete Spagnolo provvide a ristrutturare l’immobile coadiuvando il Sindaco pro-tempore del Comune di Latiano Cav. Romualdo De Nitto.
Le Navate laterali, sin dall’anno 1591, erano coperte ognuna con cinque volte a spigolo in corrispondenza degli archi, mentre la volta centrale era piana, coperta da un tavolato ligneo, rivestito con tela decorata dal pittore Barnaba Zizzi alla fine del XVIII secolo e a sua volta coperto da tettoia .
Nel 1905 si verificò “la caduta della volta centrale della navata a sinistra entrando in detta Chiesa ed un sensibilissimo fuori piombo delle tre colonne centrali e del muro esistente sopra le dette colonne sulle quali poggiano le volte della detta navata e la tettoia centrale”. Pertanto, alla fine del 1906, i lavori di ricostruzione erano già avviati e si optò nel coprire le tre navate con tre volte piane realizzate con tufo e putrelle di ferro, che ebbero breve durata, una prima volta furono sostituite dopo venti anni ed una seconda volta negli anni 1967-68.
Terminati i lavori di muratura, per un importo di lire 13.000, si provvide all’abbellimento della Chiesa.
Sua Santità Papa Pio X offrì lire mille dietro sollecitazione del Beato Bartolo Longo, in una sua lettera del 7 giugno 1907 diretta all’amico Tarquinio Fuortes il Beato comunicò di aver ringraziato il Papa “L’ho ringraziato, delle lire mille mandate alla Chiesa Madre… il Papa ha benedetto… tutta Latiano!”.
Il Comune fece una lotteria per recuperare i fondi ed il premio posto in palio una cavalla, tanto utile in una società esclusivamente agricola come era quella di Latiano nel 1907. Il Cav. Luigi Pagliata di Latiano, ricco proprietario terriero, residente a Napoli offrì un cospicuo contributo. Altri istituti pubblici, quali il Fondo Culto, contribuirono con cospicua somma.
Gli altari laterali, ormai svincolati dal diritto di patronato, ebbero nuove intitolazioni quali l’altare del Sacro Cuore di Gesù, in ricordo del vecchio Arciprete, e su di esso  fu posta la statua del Sacro Cuore che il D’Angelo aveva ottenuto da Monsignor Margherita, quello del transito di San Giuseppe, quello della Madonna di Pompei.
Figura di primo piano in questa opera di abbellimento fu il Beato Bartolo Longo, che offrì a sue spese l’Altare Maggiore e la balaustra realizzati su progetto dell’architetto Giovanni Rispoli, meglio noto come autore della monumentale della facciata del Santuario di Pompei e di altre opere quali il maestoso organo e il cancello artistico in metallo e argento della balaustrata del medesimo Santuario e le pile dell’acqua Santa. Il Beato si prodigò anche per la realizzazione dell’organo da parte della ditta Inzoli, che aveva realizzato anni prima il monumentale organo di Pompei.
In quest’occasione fu rifatto il coro ligneo non più esistente, il pulpito ligneo, la pavimentazione di tutta la Chiesa  con mattoni in cemento in sostituzione del lastricato in pietra selce, e tutti gli altari della Chiesa realizzati con marmi multi colori. Il giovane Arciprete Spagnolo riservò a se il restauro della cappella del Santissimo a sue spese fece decorare ed indorare la cappella dalle maestranze che in quegli anni decoravano la Cattedrale di Oria e  donò lo splendido altare marmoreo che tuttora si può ammirare. Da ultimo completò la facciata della Chiesa e fece realizzare i primi due altari a destra e a sinistra della Chiesa rinnovando l’architettura complessiva di questi due altari differenti dagli altri.
Poiché da tutte le visite pastorali dei Vescovi di Oria effettuate in Latiano risultava che questa Chiesa, come tutte le altre di Latiano, non era stata mai consacrata solennemente, l’Arciprete Spagnolo provvide a farla consacrare.
Alla fine dell’anno 1907 lo Spagnolo scrisse una lettera nella forma telegrafica al Beato Bartolo Longo esortandolo a presenziare alla riapertura della Chiesa, si legge “prego, vivamente trovarsi apertura nostra Chiesa, che non si aprirà senza Lei… se Don Bartolo non viene Chiesa non si riapre. Pensi…”, non si sa se lo Spagnolo riuscì a far presenziare il Beato alla riapertura della Chiesa, che avvenne  il 23 dicembre 1907 con la solenne consacrazione ad opera del Vescovo Diocesano Monsignor Antonio De Tommaso, appunto un secolo fa.
( Salvatore Settembrini)